Ecco che cosa deve contenere la riforma della giustizia
Se, anche per l’esigenza di difendere la volontà popolare che ha scelto la maggioranza guidata da Silvio Berlusconi, si riuscirà a realizzare una riforma e una razionalizzazione della giustizia e un contenimento delle sue insopportabili lungaggini, chi ne avrà il massimo beneficio saranno gli utenti del cosiddetto “servizio giustizia”. D’altra parte la restaurazione dell’autonomia della politica è una condizione imprescindibile perché i rappresentanti della volontà popolare possano adeguare gli strumenti della giurisdizione alle necessità reali. Leggi lo speciale del Foglio sull'immunità

Perché garantire l’autonomia del legislatore richiede una protezione del tipo di quella che i padri costituenti idearono con l’immunità abolita irrazionalmente da un Parlamento intimidito e svilito. L’immunità è un principio democratico, non un privilegio, ed è una della parole chiave di ogni processo riformatore. L’altro cardine è un funzionamento del processo penale basato sull’eguaglianza dell’accusa e della difesa e sulla terzietà di chi giudica. Questo richiede separazione delle carriere tra inquirenti e giudicanti, senza interferenze neppure sulle scelte di allocazione e di promozione dei magistrati, il che postula la separazione degli organi di autogoverno della magistratura, con l’istituzione di consigli superiori differenziati per procuratori e giudici. Sarà inoltre necessario abolire o almeno contenere la discrezionalità nell’avvio dell’azione penale, che oggi viene gabellata per obbligatorietà dell’azione stessa, con una paradossale inversione del senso logico dell’espressione.
L’azione penale è uno degli strumenti di cui lo stato dispone per combattere criminalità e illegalità: spetta alla rappresentanza nazionale indicare le priorità e a un sistema giudiziario nel quale siano definite e rispettate responsabilità e gerarchie applicare, naturalmente in piena indipendenza, quella politica giudiziaria. Infine, ma non per ultima, va ribadita la responsabilità civile del magistrato, già approvata con un referendum inapplicato. Per introdurre criteri di merito nella progressione delle carriere, com’è necessario fare, bisogna anche sanzionare gli errori, specie se dovuti a irresponsabilità, lassismo o faziosità. L’unica vera impunità garantita di fatto dal sistema è quella del magistrato che sbaglia e che può sempre contare sulla solidarietà corporativa.